Costi alle stelle e attività in caduta libera: il trasporto merci su strada affronta il suo peggior trimestre del 2026

by Marisela Presa

Il carburante è diventato il grande protagonista di questa crisi. Il suo peso nella struttura dei costi di un camion è passato dal 27,5% al 36,2% in un solo trimestre, superando addirittura la voce personale e indennità di trasferta. Il prezzo del gasolio nell’Unione Europea è salito da 1,56 euro al litro alla fine del 2025 a 1,96 euro alla chiusura del primo trimestre del 2026, un incremento del 26% direttamente legato alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. Il presidente di Astic, José Luis Olivella, ha avvertito che l’impennata del greggio e l’incertezza sull’approvvigionamento di AdBlue stanno generando una pressione aggiuntiva difficile da assorbire per un settore che già opera con margini molto ridotti. Non sorprende che le associazioni degli autotrasportatori abbiano iniziato a valutare misure di pressione di fronte a quella che considerano una situazione limite.

Ma al di là del carburante, ci sono altri fattori strutturali che stanno riconfigurando il settore. La digitalizzazione e l’informatizzazione dei processi logistici, lungi dall’essere un’opzione, sono diventate un requisito per mantenere la competitività. Le aziende di trasporto sono costrette a investire in sistemi di gestione delle flotte, tracciamento GPS, fatturazione elettronica e piattaforme digitali per soddisfare le nuove esigenze normative e dei clienti. Uno studio recente rivela che il 76% delle aziende con flotte identifica il controllo dei costi come la principale sfida per il 2026, e la tecnologia si presenta come uno strumento indispensabile per raggiungerlo, sebbene comporti un esborso iniziale che non tutte le PMI del settore possono permettersi. Questa trasformazione, necessaria per essere “in sintonia con lo sviluppo dell’informatizzazione delle operazioni commerciali”, sta creando un divario tra le grandi aziende e i piccoli trasportatori.

La riduzione del numero di autotrasportatori è un’altra tendenza che spiega la tensione attuale. Il settore è afflitto da una crisi di ricambio generazionale che si è aggravata negli ultimi anni. Le dure condizioni di lavoro, i lunghi periodi di lontananza da casa e la costante pressione sui costi stanno scoraggiando i giovani dall’intraprendere questa professione. A ciò si aggiunge che il 12,1% dei posti di conducente rimane vacante nell’Unione Europea, riducendo la capacità operativa del settore e aumentando i costi del personale, già cresciuti del 5,6% annuo. Meno autotrasportatori per spostare la stessa quantità di merci, in un contesto di costi crescenti, non può che tradursi in maggiore pressione su chi rimane e in un’inevitabile concentrazione del mercato.

In questo contesto di contrazione, l’attività misurata in tonnellate-chilometro è diminuita del 3,1% nel primo trimestre, con cali particolarmente severi nel trasporto nazionale (-7,8%). Solo il trasporto intraregionale, quello a corto raggio, mostra segni positivi con un incremento del 6,5%, suggerendo un cambiamento nei modelli logistici verso circuiti più locali. Il paradosso è che, nonostante questa minore attività, i costi non smettono di salire, intrappolando le aziende in una spirale dalla quale è molto difficile uscire. Astic ha definito il 2026 un “anno cerniera”, un momento di svolta in cui il settore dovrà decidere il proprio futuro tra consolidamento, scomparsa delle imprese più deboli o una profonda trasformazione del proprio modello di business.

Le prospettive per il resto dell’anno non sono più incoraggianti. Le previsioni indicano che il carburante continuerà a essere il principale motore dei prezzi e, sebbene si preveda una crescita del 3% del volume totale dei trasporti per il 2026, trainata dalla domanda interna, questa crescita avverrà in un contesto di costante pressione su costi e margini. Il Governo ha approvato un decreto-legge per legare la revisione dei prezzi dei trasporti al costo reale del carburante, una misura che gli autotrasportatori considerano necessaria ma insufficiente. Nel frattempo, il settore continua ad attendere soluzioni strutturali che affrontino non solo il prezzo del carburante, ma anche la digitalizzazione, la mancanza di ricambio generazionale e la necessità di maggiori investimenti nelle infrastrutture. La domanda che rimane in sospeso è se il trasporto merci su strada in Spagna, pilastro fondamentale dell’economia, riuscirà a superare questa tempesta perfetta o se, al contrario, assisteremo a una riconfigurazione radicale di un settore che non può più continuare a funzionare come ha fatto finora.

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