La stessa strada, regole diverse: perché alcuni autisti scaricano e altri guidano e basta

by Marisela Presa

La mappa della logistica europea si è tinta di nuove coordinate nelle ultime settimane. Mentre l’Unione Europea mantiene un discreto silenzio normativo su chi debba caricare o scaricare un camion, la Romania ha deciso di seguire le orme della Spagna e vietare per legge che siano gli autisti a svolgere questi compiti. Con l’entrata in vigore della nuova normativa, il paese entra a far parte di un ristretto club in cui solo la Spagna, con il suo veto per i veicoli superiori a 7,5 tonnellate, e il Portogallo, con una regolamentazione più limitata, hanno tracciato una chiara linea rossa. Il resto del continente, salvo poche eccezioni, continua a operare sotto un mosaico di norme nazionali in cui, nella pratica, l’autista può ancora essere richiesto per queste manovre se così stabilito dal contratto o dalle operatività quotidiane.

Questa frammentazione legale non è un mero tecnicismo; ha implicazioni profonde su due fronti sensibili: la sicurezza del carico e l’integrità del conducente. Per quanto riguarda la merce, il quadro europeo è chiaro nell’insistere su una ripartizione delle responsabilità all’interno della catena logistica che non ricade unicamente sulle spalle del vettore. La corretta stivaggio e fissaggio, vitali per evitare spostamenti che mettano a rischio la stabilità del veicolo, richiedono una perizia che non sempre si allinea con la formazione specifica dell’autista. Trasferendo questa responsabilità a personale specializzato nei punti di carico e scarico, si persegue uno standard di qualità nell’arrangiamento del carico che minimizzi i rischi di incidenti dovuti a una cattiva distribuzione del peso.

Tuttavia, il dibattito acquista la sua massima urgenza quando l’attenzione si sposta sulle condizioni del conducente. La stanchezza al volante è uno dei principali agenti causali dell’incidentalità stradale, e sottoporre un professionista a uno sforzo fisico intenso prima di affrontare centinaia di chilometri di strada è un’equazione ad alto rischio. Organizzazioni come la Federazione Internazionale dei Lavoratori dei Trasporti (ITF) avvertono da anni che la fatica, aggravata dalle pressioni temporali e dai lunghi turni di lavoro, può avere conseguenze mortali. La logica alla base dei divieti spagnolo e rumeno è quindi una questione di prevenzione dei rischi professionali: un autista che arriva esausto alla cabina non mette in pericolo solo la propria vita, ma anche quella di tutti gli altri utenti della strada.

Le voci del settore sono lungi dall’essere unanimi. Mentre l’Associazione del Trasporto Internazionale su Strada (Astic) fa pressione sull’IRU per estendere questo divieto a tutta Europa, adducendo l’esperienza positiva del Portogallo, i paesi nordici come Danimarca, Finlandia e Svezia hanno mostrato un’opposizione frontale alla misura. La Francia, invece, si è mostrata aperta ad attuarla, il che delinea uno scenario di blocchi contrapposti che l’Organizzazione Internazionale dei Trasporti su Strada (IRU) dovrà analizzare. Le fonti consultate sottolineano che, per molti operatori, la flessibilità di avere l’autista che dà una mano nelle manovre rapide è ancora vista come un’efficienza operativa difficile da sacrificare.

Questa disparità di criteri genera uno scenario complesso per il trasporto internazionale. Un autista spagnolo che varca il confine con la Francia, ad esempio, sa che il divieto svanisce non appena lascia il suo paese, rimanendo soggetto a quanto stabilito dal contratto con il caricatore o il destinatario nel paese di destinazione. Questa mancanza di armonizzazione non solo complica l’operatività quotidiana, ma crea anche un buco nero nella protezione del lavoratore, la cui sicurezza e salute sul lavoro possono dipendere dal paese in cui si trova il suo veicolo in un dato momento.

In definitiva, la tensione tra efficienza logistica e protezione del capitale umano è lungi dall’essere risolta. L’armonizzazione europea in questa materia sembra un orizzonte lontano, e la palla rimane nel campo di ciascuno Stato membro e degli agenti che firmano i contratti di trasporto. Nel frattempo, le evidenze sull’impatto della fatica sull’incidentalità e la necessità di una stivaggio professionale per la sicurezza stradale rimangono gli argomenti più solidi per chi sostiene che l’autista debba sedersi al volante, e non sul molo di carico, per iniziare il suo turno.

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