La lunga attesa degli autisti: la pensione anticipata si arena nella burocrazia nonostante l’alta incidentalità stradale

by Marisela Presa

Il gruppo di autisti professionali di veicoli pesanti in Spagna, composto da oltre 300.000 persone secondo i dati del settore, sta ancora aspettando una risposta definitiva dal Governo alla loro storica richiesta di poter andare in pensione prima dell’età legale.

La base giuridica esiste già: il Regio Decreto 402/2025, che consente l’applicazione di coefficienti di riduzione per la penosità. Tuttavia, l’iter amministrativo si è scontrato con un muro di silenzio e dilazioni che ha esasperato i sindacati e le associazioni datoriali, con termini che la stessa normativa fissava in un massimo di sei mesi e che sono stati ampiamente superati.

La richiesta, sostenuta all’unanimità da organizzazioni come Fenadismer e CETM insieme ai sindacati UGT e CCOO, non è banale. Gli autisti sostengono che il loro lavoro non è uno qualsiasi: turni fino a 14 ore al giorno, esposizione a rumori e vibrazioni costanti, un altissimo rischio di subire un incidente sul lavoro e un usura fisica accumulata che, secondo studi medici, riduce l’aspettativa di vita. “Non è un capriccio, è una questione di salute e sopravvivenza”, è una frase che si ripete nelle mobilitazioni del settore.

Il meccanismo per la pensione anticipata, noto come “coefficienti di riduzione”, è oggettivo. Un coefficiente di 0,15, uno di quelli presi in considerazione per gli autisti di veicoli pesanti, significherebbe che per ogni 10 anni lavorati alla guida, l’età pensionabile si ridurrebbe di 1,5 anni, consentendo di anticipare il pensionamento fino a un limite minimo di 52 anni. Il grande vantaggio per il lavoratore è che questo anticipo non comporterebbe una riduzione dell’importo della sua pensione, poiché i coefficienti sono progettati proprio per farla calcolare come se avesse lavorato fino all’età ordinaria. In cambio, i contributi sociali sarebbero aumentati per mantenere la sostenibilità del sistema.

La tensione è cresciuta negli ultimi mesi. La principale paura del settore era che la mancanza di risposta da parte del Ministero dell’Inclusione, della Sicurezza Sociale e delle Migrazioni portasse a un tacito rigetto della richiesta per “silenzio amministrativo”. Questa paura è stata temporaneamente dissipata dopo le dichiarazioni della ministra Elma Saiz in parlamento, che ha confermato che la procedura sta proseguendo e che non si ricorrerà a questa strada. Tuttavia, la lentezza burocratica è un fatto innegabile. “Il Ministero non ha dato una risposta chiara per più di sei mesi e gli autisti non possono più aspettare”, ha denunciato recentemente un portavoce di Fenadismer, che chiede all’Esecutivo di attivare un canale informativo fluido con le parti sociali per conoscere i tempi reali che il Governo ha in mente.

Esperti di diritto del lavoro consultati sottolineano che, sebbene la legge sia chiara nello stabilire un termine di sei mesi per l’Amministrazione per pronunciarsi, la complessità tecnica del rapporto che deve essere elaborato dalla Direzione Generale per l’Organizzazione della Sicurezza Sociale è la principale causa dell’ingorgo. “Si tratta di un lavoro meticoloso che deve quantificare con precisione l’impatto economico della misura e il grado reale di penosità della professione, non è una procedura che possa essere risolta alla leggera”, spiega Ángel L. Gómez Díaz, avvocato specializzato in Diritto della Sicurezza Sociale. Tuttavia, l’esperto avverte che “il silenzio amministrativo genera un’incertezza giuridica che è dannosa quanto un diniego esplicito”.

Mentre il Governo finalizza i rapporti e Fenadismer raddoppia la pressione, la domanda che aleggia sul settore dei trasporti è se questa danza di scadenze si tradurrà in un vero sollievo per i suoi lavoratori. Per ora, l’unica certezza è che la richiesta, che sembrava più vicina che mai, rimane intrappolata nella giungla burocratica, lasciando gli autisti in un limbo legale mentre la strada continua a mietere vittime e a logorare i suoi professionisti.

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