Camion a 17 anni: la misura europea che contrappone la necessità di autisti ai limiti del cervello adolescente

by Marisela Presa

Gli adolescenti non sono soliti sedersi a parlare di crisi logistiche o piramidi di popolazione nel settore dei trasporti, ma la recente approvazione della nuova direttiva UE sulla patente di guida ha portato il dibattito sulla tavola della cena in famiglia. La misura faro della riforma, che consente la guida accompagnata dei camion a partire dai 17 anni, è stata approvata per mitigare una situazione critica: la carenza di mezzo milione di autisti professionali in Europa, dove l’età media sfiora i 47 anni e solo il 5% dei camionisti ha meno di 25 anni.

La pressione economica e la necessità di rinnovare una forza lavoro invecchiata sono i principali argomenti a favore. Con il 30% degli autisti europei over 55 e il 17% della forza lavoro attuale che andrà in pensione entro il 2029, il collasso del trasporto merci su strada è una minaccia reale. Per associazioni come la Camera di Commercio austriaca, anticipare la formazione consente ai giovani di “accumulare pratica ed esperienza” durante l’apprendistato, eliminando i tempi morti tra la fine degli studi e l’inizio del lavoro, aumentando così l’attrattività di una professione in declino. Tuttavia, la Federazione Europea dei Lavoratori dei Trasporti (ETF) avverte che questa non è la soluzione di fondo: abbassare l’età non risolverà le condizioni di lavoro precarie né i bassi salari che allontanano i giovani.

Di fronte all’urgenza economica, i sostenitori della sicurezza stradale alzano la voce con dati convincenti. La commissaria Ellen Townsend, del Consiglio Europeo per la Sicurezza dei Trasporti (ETSC), ha definito la misura una “pessima idea”, sostenendo che i giovani conducenti di veicoli pesanti hanno una probabilità molto maggiore di essere coinvolti in un incidente. Le prove neuroscientifiche supportano questa preoccupazione: il cervello adolescente è ancora in un processo di maturazione che si estende fino ai 25 anni, influenzando funzioni esecutive come la memoria di lavoro, la percezione del rischio e il controllo degli impulsi – abilità critiche per manovrare veicoli di grandi dimensioni.

Le statistiche sugli incidenti in Europa sono illuminanti. Tra il 2018 e il 2022, una media di 1.058 giovani conducenti di età compresa tra 18 e 24 anni sono morti ogni anno in incidenti stradali, e il tasso di mortalità per i conducenti di 18 e 19 anni è il più alto di tutte le fasce d’età. Il rischio non si limita al conducente alle prime armi: per ogni giovane deceduto, circa 1,3 persone in più – passeggeri o altri utenti della strada – perdono anch’essi la vita, evidenziando il devastante effetto moltiplicatore di un incidente. L’inesperienza, la facilità a distrarsi e l’incapacità di valutare situazioni ad alto rischio sono le cause alla base di questa sovramortalità.

Il principale cavallo di battaglia dei sostenitori della misura è il modello tedesco della “guida accompagnata dai 17 anni” (BF17). Gli studi condotti in Germania hanno dato risultati positivi: nel loro primo anno di guida in solitaria, i giovani formati con questo sistema hanno subito il 17% in meno di incidenti e commesso il 15% in meno di infrazioni rispetto a quelli che hanno ottenuto la patente a 18 anni in modo convenzionale. La critica degli oppositori, come l’ETSC, è che questo successo non può essere estrapolato: il modello tedesco si riferisce alle auto, non ai camion pesanti – un “dominio totalmente diverso” con una responsabilità e una complessità molto maggiori per un cervello in via di sviluppo.

In conclusione, mettere un 17enne al volante di un camion è un esperimento sociale ad altissimo rischio, per quanto ben supervisionato. Le prove mostrano che, sebbene la guida accompagnata possa ridurre gli incidenti nelle auto, il passaggio a un veicolo pesante richiede un livello di maturità neurologica che la biologia semplicemente non concede a quell’età. L’Unione Europea ha optato per una soluzione a breve termine a un problema strutturale, lasciando la decisione finale ai singoli Stati membri. Se questi decideranno di applicare la misura, la chiave sarà stabilire filtri rigorosi e sistemi di accompagnamento molto più severi di quelli attuali per le auto, affinché la soluzione alla carenza di autisti non diventi un bagno di sangue sulle strade. La formazione tecnica è necessaria, ma al volante di un camion, l’esperienza e un cervello completamente sviluppato rimangono gli elementi più insostituibili per garantire la sicurezza.

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