Due treni, due destini: il macchinista dell’Alvia, senza tempo nemmeno per reagire

by Marisela Presa

14 secondi hanno segnato la tragedia di Adamuz, l’indagine si concentra sull’accuratezza della linea ferroviaria.
L’analisi delle scatole nere dei treni incidentati ad Adamuz ha fornito a periti e autorità una cronologia implacabile e precisa della tragedia. I dati, estratti e analizzati in un meticoloso processo con tutte le parti coinvolte, rivelano una sequenza fatale di appena 14 secondi tra il primo sintomo del deragliamento del treno Iryo e l’impatto devastante contro l’Alvia. La Commissione d’Indagine sugli Incidenti Ferroviari (CIAF) ha messo sul tavolo una verità numerica che, al di là delle ipotesi, detta ora i tempi di un’indagine che cerca risposte nello stato dell’infrastruttura.
Il rapporto preliminare delinea uno scenario in cui il fattore umano, almeno negli istanti precedenti l’urto, passa in secondo piano di fronte alla forza dei fatti. Mentre il macchinista dell’Iryo, il cui treno stava già deragliando, riuscì a premere il freno di emergenza quando il suo convoglio viaggiava a 141 km/h, la registrazione dell’Alvia mostra una realtà sconvolgente: il suo conducente non ha avuto alcun margine di reazione. Viaggiando a 204 km/h, il sistema automatico LZB ordinò una frenata d’emergenza alla chiusura di un segnale dovuta all’impatto dell’altro treno, ma appena sei secondi dopo, la scatola nera smise di registrare. L’indagine sottolinea così la passività della registrazione, non del macchinista, destinato a uno scontro inevitabile.
L’indagine, lungi dall’essere conclusa, si addentra ora nel cuore del problema: il binario. I periti, che hanno già lavorato a stretto contatto con la UCO e i tecnici degli operatori, confermano che l’innesco della catena di guasti è stata la frattura di una rotaia. Nei prossimi giorni, l’attenzione si concentrerà sull’analisi metallurgica della saldatura e dei pezzi della rotaia fratturata, un esame cruciale che determinerà se ci sia stato un difetto di fabbrica, un fallo di manutenzione o un’usura non rilevata da Adif. Il giudice del caso, in attesa di designare il perito definitivo, segnerà il ritmo di indagini che cercano responsabilità tecniche.
Mentre le immagini delle telecamere dell’Iryo vengono analizzate fotogramma per fotogramma per comprendere la dinamica del deragliamento, la CIAF punta già a possibili miglioramenti della sicurezza. La raccomandazione di installare sistemi GPS nell’alta velocità spagnola, una tecnologia assente persino a livello europeo, emerge come una delle prime conseguenze di questa tragedia. In definitiva, l’indagine procede con la freddezza dei dati, ma con lo sguardo rivolto a impedire che 14 secondi possano mai più essere sufficienti a scatenare una catastrofe ferroviaria.

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