Madrid e il Bivio delle Zone a Basse Emissioni: Tra Imperativo Climatico e Realtà Economica

by Marisela Presa

Le zone decarbonizzate si sono affermate in Europa come uno strumento fondamentale nella lotta al cambiamento climatico e all’inquinamento urbano, che causa migliaia di morti premature all’anno per malattie respiratorie e cardiovascolari. In Spagna, la Legge sul Cambiamento Climatico obbliga i comuni con più di 50.000 abitanti a implementare Zone a Basse Emissioni (ZBE). Tuttavia, la loro applicazione si scontra con realtà socioeconomiche complesse, un dilemma che Madrid esemplifica in modo paradigmatico. La capitale, nonostante abbia migliorato i suoi indici di qualità dell’aria negli ultimi anni, affronta la sfida di bilanciare l’urgente transizione ecologica con la necessità di non paralizzare la sua attività essenziale.

In questo contesto, il Comune di Madrid ha deciso di prorogare per un altro anno, fino al 2026, la moratoria per l’entrata in vigore della ZBE in tutta la città. Questa decisione, pubblicata sul Boletín Oficial e presa alla fine di dicembre, non è casuale. Risponde a una forte pressione dei settori economici, guidati da associazioni come la Federazione dei Trasportatori Fenadismer Madrid, che sostengono che una restrizione totale del traffico senza sfumature avrebbe “nefaste conseguenze” per l’economia e lo sviluppo urbano.

La particolarità dell’approccio madrileno è un punto cruciale del dibattito. A differenza di altre città, il progetto iniziale trasformerebbe l’intero territorio comunale in ZBE, una misura considerata dai suoi critici eccessivamente restrittiva e senza eguali in Spagna. Gli oppositori della misura, basandosi sui dati ufficiali dello stesso consiglio comunale, sostengono che non risponda a un’emergenza sanitaria immediata – non si sono registrati episodi di alta contaminazione dal 2020 – né a un’esigenza normativa specifica che obblighi a un divieto così ampio.

Sottostante, rimane una tensione tra due mandati ugualmente legittimi. Da un lato, le direttive statali ed europee spingono per la creazione di ZBE, sebbene la guida del Ministero per la Transizione Ecologica, elaborata con la Federazione Spagnola dei Comuni e delle Province, chiedesse nel 2021 un “trattamento specifico favorevole” per settori professionali come il trasporto e la distribuzione, per il loro carattere essenziale. Dall’altro, il settore dei trasporti avverte di un collasso: l’attuale flotta di camion e veicoli da cantiere, per lo più diesel, non potrebbe operare, paralizzando progetti emblematici.

L’elenco delle opere che, secondo Fenadismer, sarebbero a rischio è esteso e strategico: l’interramento dell’A-5, la copertura della M-30 a Ventas, la riqualificazione dell’area del Bernabéu e i grandi sviluppi come Madrid Nuevo Norte o l’Operazione Campamento. Questa argomentazione ha attecchito, forzando una pausa. La moratoria si presenta così come un salvagente per la macchina urbanistica della capitale, ma lascia nel vuoto il raggiungimento degli obiettivi climatici a medio termine.

L’appello finale del settore è chiaro: negoziare una transizione realistica. Chiedono un dialogo con il Comune per trovare una tabella di marcia che concili la riduzione delle emissioni con la prestazione di un servizio economico vitale. La proroga apre un anno cruciale per cercare quel difficile equilibrio, una sfida che Madrid deve risolvere per non rimanere intrappolata tra l’urgenza del pianeta e l’inerzia della città.

Have any thoughts?

Share your reaction or leave a quick response — we’d love to hear what you think!

You may also like

Leave a Comment