Malaga e Granada hanno assistito questa settimana a una pietra miliare nella mobilità futura. La società statale di navigazione aerea, Enaire, in collaborazione con Aena, ha effettuato con successo quattro voli di prova tra gli aeroporti di Malaga-Costa del Sol e Granada-Jaén. Queste prove, inserite nel progetto di ricerca europeo OperA, simulavano le operazioni di aerotaxi e droni cargo in diversi tipi di spazio aereo. L’obiettivo è cruciale: validare che questi nuovi percorsi e procedure possano integrarsi con la massima sicurezza nel traffico aereo convenzionale, senza interferire con l’operatività abituale.
Ma cos’è esattamente un aerotaxi? Si tratta di un velivolo elettrico a decollo e atterraggio verticale (eVTOL), concepito per trasportare un piccolo numero di passeggeri (generalmente tra 2 e 6) in tragitti urbani e metropolitanici. Funzionano a batteria, sono notevolmente più silenziosi degli elicotteri e promettono di decongestionare le strade. I primi a sviluppare e prototipare questa tecnologia sono stati un mix di startup e giganti aerospaziali, come la tedesca Volocopter, l’americana Joby Aviation (che ha già la certificazione parziale della FAA), l’altrettanto tedesca Lilium e il consorzio europeo Airbus, con il suo modello CityAirbus NextGen.
La novità rivoluzionaria risiede nella sua proposta di mobilità porta a porta, on demand, attraverso piattaforme digitali. Non si tratta solo di un elicottero elettrico, ma di un ecosistema integrato di prenotazione, gestione del traffico aereo urbano (U-space) e hub di vertiporti. La tecnologia si basa su molteplici rotori distribuiti, sistemi di propulsione elettrica ad alta efficienza, batterie di ultima generazione e un’autonomia di volo avanzata, sebbene inizialmente si preveda che siano pilotati in remoto o a bordo per guadagnare fiducia sociale.
L’accettazione da parte dei passeggeri sarà un processo graduale. Fattori come la percezione della sicurezza, l’accessibilità iniziale – si prevede che i viaggi siano costosi all’inizio –, il comfort e il rumore saranno determinanti. Tuttavia, ci si aspetta che, come è avvenuto per i veicoli condivisi, la familiarizzazione sia rapida negli ambienti metropolitani congestionati. Riguardo alla figura del “conducente”, la normativa in sviluppo prevede che i primi servizi operino con piloti qualificati, in una transizione verso un’eventuale autonomia totale una volta che tecnologia e regolamentazione lo permetteranno.
Per le grandi città spagnole come Madrid, Barcellona, Valencia o Malaga, rappresenta un progresso potenzialmente trasformativo. Potrebbe collegare in minuti punti ora separati da ore di traffico, come aeroporti con centri congressi o nuclei aziendali periferici con il centro urbano. Tuttavia, la sua attuazione di successo richiederà una pianificazione urbana esaustiva (creazione di vertiporti), una normativa chiara e un’integrazione perfetta con il trasporto pubblico, non come sostituto, ma come strato complementare di mobilità premium.
Per quanto riguarda la provenienza di questi veicoli in Spagna, l’industria nazionale si posiziona più nella catena del valore dell’ecosistema che nella fabbricazione finale di velivoli completi. Sebbene la Spagna abbia aziende all’avanguardia in componenti aerospaziali e nello sviluppo di sistemi di gestione del traffico aereo U-Space (dove Enaire è leader), i prototipi più avanzati sono di fabbricazione estera. La strada per la Spagna, come dimostrano i test andalusi, passa dall’essere un laboratorio di riferimento nella validazione operativa, nell’integrazione sicura nello spazio aereo e nello sviluppo delle infrastrutture necessarie per accogliere questa nuova era del trasporto aereo urbano.
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