L’Unione Europea ha compiuto una svolta pragmatica, ma al contempo controversa, nella sua roadmap per la decarbonizzazione dei trasporti. La Commissione Europea ha rinviato il divieto totale di vendita di auto a combustione al 2035, ammorbidendo il mandato iniziale del pacchetto ‘Fit for 55’. Invece di un divieto assoluto, Bruxelles propone ora che solo il 90% dei veicoli nuovi debba essere a zero emissioni entro quella data, consentendo che un 10% — se utilizzano combustibili sintetici o biocarburanti — rimanga in commercio. Questa decisione, inquadrata in un nuovo Pacchetto Auto, cerca di bilanciare gli ambiziosi obiettivi climatici con la realtà industriale e competitiva del blocco.
La giustificazione di Bruxelles si concentra sulla competitività e sulla flessibilità. Sostiene che, di fronte all’avanzata travolgente dei veicoli elettrici cinesi, l’industria europea abbia bisogno di margine di manovra per adattarsi. Il pacchetto include incentivi per produrre auto elettriche piccole e accessibili, un programma da 1,8 miliardi per le batterie e una semplificazione burocratica che mira a far risparmiare centinaia di milioni ai produttori. Il messaggio è chiaro: si tratta di costruire una transizione economicamente sostenibile, assicurando che l’industria automobilistica europea non rimanga indietro nella corsa globale.
La misura ha diviso gli Stati membri. Potenze industriali come Germania e Italia la sostengono, mentre paesi come Francia, Spagna e le nazioni nordiche la rifiutano, temendo che diluisca l’ambizione climatica. Ma l’opposizione più veemente arriva dai gruppi ambientalisti. Organizzazioni come ECODES definiscono la decisione “miope”, avvertendo che ritarda la necessaria decarbonizzazione, mette a rischio posti di lavoro a lungo termine e danneggia la salute pubblica. Sottolineano che l’inquinamento atmosferico, causa di migliaia di morti premature annuali in Europa, si prolungherà.
Il cuore del dibattito risiede in questo equilibrio tra l’ideale e il realizzabile. L’UE mantiene l’obiettivo di neutralità climatica per il 2050, ma accetta che il percorso possa essere meno lineare. I sostenitori della flessibilità vedono nei combustibili elettronici una via d’uscita tecnologica per nicchie di mobilità e una salvaguardia per la potente industria dei motori a combustione. I critici replicano che ciò disincentiva l’elettrificazione di massa, rende più costosa la transizione mantenendo due tecnologie e invia un segnale errato a investitori e consumatori.
Questo nuovo quadro non è ancora legge. Dovrà essere negoziato e approvato dal Parlamento Europeo e dal Consiglio, dove le fazioni opposte lotteranno per modificare le percentuali e le condizioni. Bruxelles ha lanciato la palla in politica, lasciando intendere che la transizione energetica nei trasporti non sarà una corsa in linea retta, ma un tortuoso percorso di compromessi tra l’urgenza climatica, la sovranità industriale e le realtà geopolitiche ed economiche del XXI secolo.
Have any thoughts?
Share your reaction or leave a quick response — we’d love to hear what you think!