La transizione della Spagna verso una mobilità sostenibile attraversa un momento critico, segnato da una palpabile contraddizione nelle politiche pubbliche.
Da un lato, la legislazione europea e nazionale spingono con forza verso un parco veicoli a zero emissioni, stabilendo obiettivi vincolanti e scadenze. Dall’altro, il Governo ha annunciato una riduzione di bilancio degli aiuti diretti all’acquisto di auto elettriche – un colpo a un incentivo chiave per i cittadini. Questa decisione apparentemente contraddittoria tende la corda di una transizione che ha bisogno sia di slancio pubblico che di adesione dei cittadini.
Il cuore del problema batte nel portafoglio del consumatore. Programmi come il MOVES III, che sovvenzionavano fino a 7.000 euro per l’acquisto di un veicolo elettrico, sono stati un catalizzatore fondamentale. La loro riduzione o scomparsa significa, in pratica, allargare il già significativo divario di prezzo tra un veicolo a combustione e uno elettrico.
Per molte famiglie e lavoratori autonomi, questo aiuto era l’elemento che bilanciava la bilancia, rendendo fattibile l’opzione verde. Senza di esso, il rischio di un brusco calo delle vendite è reale e minaccia di raffreddare un mercato che ha ancora bisogno di incentivi per decollare definitivamente.
Mentre l’acquirente finale ci pensa, i produttori di automobili osservano l’orizzonte con crescente preoccupazione.
L’Unione Europea impone obiettivi di riduzione delle emissioni medie delle loro flotte, con multe milionarie per ogni grammo di CO2 superato. Lo strumento più efficace per raggiungere questi obiettivi è proprio vendere più veicoli a zero emissioni. Se il mercato spagnolo si contrae per mancanza di aiuti, i costruttori si troveranno di fronte al dilemma di subire sanzioni ingenti o di reindirizzare i loro veicoli elettrici, scarsi e preziosi, verso altri paesi con maggiori incentivi, lasciando la Spagna ancora più indietro nella corsa elettrica.
A cosa risponde, allora, la decisione governativa? L’Esecutivo adduce ragioni di sostenibilità fiscale e la necessità di dare priorità alla spesa per altre infrastrutture critiche, come la rete dei punti di ricarica, la cui insufficienza è un altro grande ostacolo.
La filosofia sembra virare verso il sovvenzionamento dell’infrastruttura collettiva piuttosto che del veicolo individuale. Tuttavia, questo cambio di strategia, forse sensato a lungo termine, si scontra frontalmente con l’urgenza delle scadenze legali e la realtà di un consumatore ancora riluttante. Si percepisce una mancanza di coordinamento tra il “cosa” (gli obiettivi) e il “come” (gli strumenti per raggiungerli).
Il bivio è profondo. La Spagna ha bisogno di un dialogo urgente e realistico tra amministrazione, settore e cittadinanza per allineare obiettivi, risorse e calendari.
Una transizione di successo non può dipendere da aiuti perpetui, ma non può nemmeno essere realizzata ritirandoli prematuramente. Serve un piano credibile e stabile che combini, gradualmente, incentivi alla domanda, dispiegamento massiccio della ricarica, sostegno all’industria locale e formule di mobilità condivisa.
Il rischio di non farlo è pagare un doppio prezzo: quello delle multe per il mancato rispetto e, ancor più grave, quello di perdere l’opportunità di modernizzare i trasporti e migliorare la qualità dell’aria nelle nostre città. Il futuro elettrico è in gioco e non può essere lasciato a metà carica.
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