Il Semaforo si Reinventa: Dall’esplosione a gas alla Quarta Luce che Parlerà con le Auto Autonome

by Marisela Presa

Il semaforo, quel guardiano silenzioso che ordina il caos degli incroci urbani, ha una storia più esplosiva e affascinante di quanto la maggior parte immagini. La sua origine risale alla Londra del 1868, quando l’ingegnere ferroviario John Peake Knight installò il primo dispositivo nelle vicinanze del Palazzo di Westminster. Quel pioniere, tuttavia, era ben lontano dall’essere l’apparecchio elettrico che conosciamo oggi. Era un sistema manuale di bracci rotanti che, per il funzionamento notturno, utilizzava lampade a gas rosse e verdi. L’esperienza durò appena un mese: il 2 gennaio 1869, l’ordigno esplose, ferendo gravemente il poliziotto che lo manovrava, costringendo ad abbandonare temporaneamente l’idea.

Solo con l’ascesa dell’automobile, in particolare con la diffusione di massa del Ford Modello T negli Stati Uniti, la necessità di regolare il traffico divenne imperativa. Nel 1912, l’ufficiale di polizia Lester Wire installò a Salt Lake City un prototipo con luci elettriche rosse e verdi, sebbene ancora manuale. Il grande salto di qualità arrivò nel 1920, per mano di un altro poliziotto, William Potts a Detroit, che aggiunse la luce gialla o ambrata per avvertire dell’imminente cambio di luce, creando così lo schema a tre colori. Tuttavia, colui che si aggiudicò il credito popolare e il brevetto nel 1923 fu Garrett Morgan, un inventore afroamericano che, dopo aver assistito a un grave incidente, progettò e brevettò un sistema a tre posizioni che includeva un segnale di “precauzione”, un’invenzione che oggi salva innumerevoli vite in ogni incrocio del mondo.

L’informazione fornita dalle sue luci costituisce un linguaggio universale e vitale per la convivenza stradale. La luce rossa non lampeggiante è l’ordine più imperativo: vieta tassativamente il passaggio, obbligando i veicoli ad arrestarsi prima della linea di sicurezza. La luce verde, dal canto suo, autorizza l’avanzamento con priorità, sebbene senza esonerare il conducente dal mantenere la prudenza. La luce gialla o ambrata, nella sua forma fissa, è un avvertimento cruciale che annuncia il passaggio al rosso, indicando che i veicoli devono fermarsi a meno che non siano così vicini all’incrocio da non poterlo fare in sicurezza. Esistono inoltre varianti, come la luce gialla lampeggiante, che obbliga a prestare la massima attenzione e a dare la precedenza, o la rossa lampeggiante, utilizzata ai passaggi a livello per un divieto temporaneo. Per i pedoni, le figure di un pedone fermo (rosso) o in cammino (verde) assolvono la stessa funzione, proteggendone l’attraversamento.

Rispettare ciò che queste luci “pattuiscono” non è una mera suggesione, ma il pilastro fondamentale su cui poggia la sicurezza di tutti. Obbedire ai segnali riduce significativamente il rischio di collisioni, che tendono a concentrarsi agli incroci. Assegnando turni chiari e prevedibili, i semafori trasformano un potenziale punto di conflitto in uno spazio ordinato dove convergono veicoli, pedoni e ciclisti. La loro importanza trascende la mera fluidità; evitando fermate e ripartenze inutili, contribuiscono a diminuire il consumo di carburante e le emissioni inquinanti, e sono uno strumento vitale per dare priorità ai servizi di emergenza nel loro lavoro.

Tuttavia, l’evoluzione del semaforo non si è fermata. In varie parti del mondo, e con lo sguardo puntato sull’Europa, si stanno aggiungendo nuove luci e dispositivi con obiettivi molto specifici. Da un lato, i ricercatori della North Carolina State University propongono l’incorporazione di una quarta luce di colore bianco. Questa non sarebbe diretta ai conducenti umani, ma ai veicoli autonomi, che potrebbero comunicare con il semaforo per coordinare i loro movimenti, ottimizzare il flusso del traffico e ridurre la congestione fino al 94% in scenari ad alta densità. Dall’altro lato, e in modo più tangibile, diverse città europee come quelle dei Paesi Bassi, del Belgio e della Germania, così come località spagnole come Elche o Sant Cugat, hanno installato strisce di LED sulla pavimentazione al bordo dei marciapiedi. Queste luci, sincronizzate con il semaforo convenzionale, cercano di attirare l’attenzione dei pedoni che attraversano le strade con lo sguardo fisso sui loro telefoni cellulari, offrendo una seconda possibilità di percepire il segnale.

L’applicabilità di queste innovazioni al resto delle città urbane, in particolare in Europa, non è solo probabile ma è già una realtà incipiente. Le strisce LED a terra sono una soluzione a basso costo e di facile implementazione che si sta diffondendo rapidamente come risposta a un problema comportamentale moderno e generalizzato: la distrazione causata dal telefono cellulare. Quanto alla quarta luce bianca per veicoli autonomi, sebbene la sua adozione di massa dipenda da una maggiore penetrazione di questa tecnologia e dall’armonizzazione delle normative, il vecchio continente si sta già muovendo in quella direzione. Città in Germania, Francia e Spagna stanno sperimentando semafori intelligenti con sensori che si adattano al flusso in tempo reale, riducendo ingorghi ed emissioni. Questi sistemi “parlano” con i veicoli e gettano le basi per la futura integrazione di un segnale specifico per la guida autonoma. Così, il semaforo, nato con il gas ed esploso, si avvia a diventare un nodo di comunicazione wireless, dimostrando che la sua capacità di adattarsi ai tempi è tanto necessaria quanto lo fu l’invenzione della luce gialla un secolo fa.

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