Germania al bivio climatico: ambizione, sfide e l’onere pesante dei trasporti

by Marisela Presa

Berlino. La Germania, la maggiore potenza industriale europea, assume la sua responsabilità climatica con una politica ambientale basata sul consenso scientifico e su quadri giuridici vincolanti. Il nucleo della sua strategia è la Energiewende (transizione energetica), un progetto decennale per abbandonare i combustibili fossili.
La pietra angolare è la Legge sulla Protezione del Clima, riformata nel 2021, che fissa l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2045 e riduce drasticamente i budget di emissioni consentiti per settore. L’abbandono accelerato del carbone (previsto per il 2030) e l’espansione massiccia delle energie rinnovabili, che superano già il 50% del mix elettrico, sono i suoi pilastri più visibili.
In questo quadro, la riduzione della CO₂ si articola attraverso un sistema di scambio di emissioni per l’industria e il settore energetico, e un prezzo nazionale della CO₂ per i trasporti e il riscaldamento, che aumenta progressivamente.
I fondi raccolti vengono reinvestiti in incentivi per la ristrutturazione degli edifici, l’acquisto di veicoli elettrici e l’innovazione industriale. Tuttavia, il percorso è impervio: dopo aver raggiunto i suoi obiettivi per il 2022, la Germania ha mancato quelli legali per il 2023, evidenziando la difficoltà di decarbonizzare settori complessi come l’industria pesante e, in modo critico, i trasporti.
Proprio il trasporto merci si erge come una delle maggiori sfide. Questo settore, responsabile di circa un terzo delle emissioni dei trasporti in Germania, ha come compiti principali il trasferimento modale (dalla strada alla ferrovia e alla via navigabile), l’elettrificazione e l’adozione di combustibili alternativi.
La strategia governativa si è fissata l’obiettivo ambizioso di aumentare la quota della ferrovia nel trasporto merci dal 18% al 25% entro il 2030. A tal fine, si stanno investendo miliardi nella modernizzazione e digitalizzazione della rete ferroviaria, un collo di bottiglia storico.
Parallelamente, si promuove l’elettrificazione della flotta di camion attraverso esenzioni fiscali e sussidi, e si sviluppa un’infrastruttura di ricarica pubblica per veicoli pesanti.
Per i percorsi a lunga distanza dove la batteria non è praticabile, si punta sugli e-fuel (combustibili sintetici) e, con più forza, sull’idrogeno verde. La creazione di una rete di dorsale per l’idrogeno e l’adattamento dei motori sono compiti in corso. Inoltre, dal 2023, un pedaggio per camion basato sulle emissioni di CO₂ rende più costoso il trasporto inquinante, incentivando il passaggio ad alternative pulite.
Esperti come il Prof. Dr. Manfred Fischedick, direttore del rinomato Istituto Wuppertal per il Clima, l’Ambiente e l’Energia, riconoscono i progressi ma sollecitano una maggiore rapidità. “Il quadro giuridico e tecnologico è, in gran parte, definito. Il vero intoppo ora è l’implementazione alla velocità che la crisi climatica esige,” sottolinea. “Nel trasporto merci, il ritardo nell’espansione ferroviaria e i dubbi sulla disponibilità su larga scala dell’idrogeno verde sono rischi reali. Abbiamo bisogno di una coordinazione europea più forte e di decisioni di investimento coraggiose, anche nella trasformazione digitale delle catene logistiche.”
In conclusione, la Germania dispiega una delle architetture politiche più avanzate per la decarbonizzazione, con il trasporto merci al centro della battaglia. La combinazione di legislazione coercitiva, incentivi economici e investimenti nell’innovazione costituisce un piano completo. Tuttavia, la pressione del tempo, la complessità tecnica e le limitazioni infrastrutturali mettono alla prova la capacità esecutiva del paese. Il successo o il fallimento nel decarbonizzare questo settore non sarà solo cruciale per raggiungere i suoi obiettivi nazionali, ma servirà anche come termometro della capacità dell’industria europea di competere in un’economia climaticamente neutra.

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